Una delle grosse tare del Melonellum è che fa rivivere le liste lunghe bloccate giudicate incostituzionali dalla sentenza 1/2014 della Consulta, utilizzandolole per attribuire alla coalizione più votata a livello nazionale il previsto premio di 70 deputati e 35 senatori. Che questi listoni siano apparentemente spalmati in liste corte territoriali – 26 liste circoscrizionali alla Camera e 18 al Senato, una per circoscrizione salvo Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Estero, dove il premio non si applica – è solo un trucco legislativo che non cambia la sostanza: quelle liste corte altro non sono che frazioni di un listone nazionale: infatti, ai fini dell’elezione o meno dei candidati delle liste circoscrizionali, il risultato circoscrizionale delle singole coalizioni non conta assolutamente niente. Per esempio, i 3 senatori previsti come premio per la Campania e l’Emilia-Romagna, o i 2 previsti come premio per la Toscana, scatterebbero tutti in favore della coalizione vincente a livello nazionale anche se in Campania, Emilia-Romagna e in Toscana quella coalizione dovesse perdere 90% a 10%. Una lista circoscrizionale di candidati la cui sorte è totalmente slegata dal risultato circoscrizionale non è una lista circoscrizionale. È solo una componente di un listone nazionale. Anche se con un escamotage fuorviante viene presentata diversamente.