La legge elettorale vigente è stata criticata anche perché – combinando senza possibilità di voto disgiunto liste bloccate di partito e collegi uninominali di dimensioni eccessive – non garantisce un’adeguata libertà di scelta agli elettori.
È una critica assai fondata.

La proposta del centrodestra ora all’esame della Camera aggrava pesantemente questo problema, sia perché elimina i collegi uninominali, sia perché comporta un consistente aumento – in qualche caso un raddoppio o una triplicazione – dei nomi bloccati proposti all’elettore e rispetto ai quali l’elettore stesso non può far altro che prendere o lasciare.

A quest’ultimo proposito giova rammentare che la legge elettorale vigente assegna con formula proporzionale e voto a liste bloccate di partito 122 senatori e 245 deputati. Tali liste sono riferite a 26 collegi plurinominali al Senato e 49 alla Camera.
Ciò significa che nelle elezioni del 2022 ogni elettore, sia alla Camera che al Senato, votando un simbolo di partito ha “accettato” una lista bloccata di 4 candidati (gli altri parlamentari sono stati eletti nei collegi uninominali).
La legge elettorale proposta dal centrodestra assegna con formula proporzionale e voto a liste bloccate di partito, e in un numero di collegi plurinominali che resta invariato,154 senatori e 314 deputati, ai quali vanno aggiunti i 35 senatori e i 70 deputati previsti come premio per la lista o coalizione più votata e facenti parte di un’unica lista nazionale bloccata di coalizione della quale nelle singole circoscrizioni l’elettore vedrà solo un pezzetto.
Il risultato dell’insieme di queste disposizioni (maggior numero di eligendi a parità di collegi plurinominali, lista bloccata per i seggi di premio) fa sì che ogni elettore, tracciando un segno sul simbolo della forza politica preferita, si troverà a ratificare non 4 nomi, come oggi, ma in alcuni casi 12 nomi (al Senato in Lombardia) o 9 (in Emilia-Romagna, Lazio e Campania al Senato) o 8 (in Toscana al Senato). Gli esempi richiamati riguardano il Senato per semplicità ma la sostanza non cambia per la Camera.
I nomi bloccati da ratificare sono 12 in Lombardia perché ogni elettore tracciando un segno su un simbolo di partito ratificherà i candidati bloccati della lista di partito (che ovunque saranno 6 e non più 4) più i candidati bloccati della lista di coalizione presentata per concorrere ai 6 seggi di premio previsti per la Lombardia (6+6 = 12 nomi bloccati). Seggi di premio che saranno 3 per Campania, Emilia-Romagna e Lazio (6+3 = 9 nomi bloccati); 2 per la Toscana (6+2 = 8 nomi bloccati).
In calce a questa nota pubblico il facsimile della scheda su cui saranno chiamati a votare gli elettori lombardi del Senato: rende l’idea meglio di qualsiasi altro esempio.
Concludendo, si può tranquillamente affermare che il raddoppio o la triplicazione dei candidati di lista proposti in forma bloccata agli elettori è una scelta non solo politicamente esecrabile, ma anche in palese contrasto con il divieto di liste bloccate lunghe contenuto nella sentenza 1-2014 della Corte Costituzionale.
Il problema delle liste bloccate, già oggi significativo, con la proposta del centrodestra diventa esplosivo. Alla libertà di scelta dell’elettore si assesta un colpo ferale.