Varie ragioni di metodo e di merito ci inducono a chiedere che non si passi alla trattazione di questo disegno di legge. Sul metodo si può dir questo in prima battuta: tutto il percorso di questo provvedimento costituisce un caso da manuale di come non va fatta una riforma istituzionale. Il centrodestra ha deciso di procedere alla modifica del sistema elettorale, vale a dire di una regola essenziale della competizione democratica, nella maniera più sbagliata: a colpi di maggioranza; con blitz continui contro le minoranze; a poca distanza dalle prossime elezioni; con scelte ritagliate sugli interessi della propria parte e finalizzate a svantaggiare la parte avversa. L’iniziativa legislativa ora al nostro esame nasce dalla paura di perdere. È caratterizzata da una concentrazione a tal punto ossessiva sulle convenienze di Giorgia Meloni da essere stata ribattezzata, a ragione direi, Melonellum. Sempre sul piano del metodo, colpisce anchel’avvilente lontananza dalla realtà di cui la maggioranza ha dato prova. Il panorama sociale ed economico dell’Italia è segnato dal caro-bollette, dall’impennata delle liste d’attesa sanitarie; dall’aumento del senso di insicurezza dei cittadini; dall’affanno delle piccole e medie imprese; dall’erosione continua del potere d’acquisto di salari e pensioni. In un Paese in queste condizioni, va detto con forza, il governo della stabilità con zero risultati avrebbe dovuto dedicare tutte le proprie energie a come cambiare le sue politiche, non a come cambiare le regole per cercare in ogni modo di mantenere il potere. Sul piano del merito il primo problema da evidenziare riguarda l’entità abnorme del premio di maggioranza. È bene intendersi. Un premio così abnorme non è un premio di maggioranza. È un premio di onnipotenza e di predominio. Non serve per agevolare sensatamente la formazione di un governo stabile.Serve per mettere le mani in solitudine su tutti i più importanti organi di garanzia e controllo, a partire dalla Presidenza della Repubblica. È un premio diretto ad assicurare a chi vince le elezioni la possibilità di prendersi tutto, senza fare prigionieri. Una legge che in un contesto di astensionismo tra il quaranta e il cinquanta per cento permette la trasformazione di una minoranza di voti in una schiacciante maggioranza di seggi, e che fa questo distorcendo in modo aberrante il voto degli elettori, può essere a buon diritto definita una legge-truffa. E così noi la definiamo e la definiremo: una legge-truffa. Della cruciale necessità di equilibrare la rappresentatività con la governabilità non si è tenuto conto nella maniera più assoluta. L’obiettivo di fondo che vi ha guidato è palese: ridurre le elezioni a uno strumento per conferire una delega in bianco quinquennale a un capo. Voi credete che la capocrazia sia un’elevazione della democrazia. È una credenza, mi duole dirlo, molto missina nella sua matrice, e decisamente estranea allo spirito della nostra Costituzione.La vostra passione per la capocrazia è perniciosa. La capocrazia è una degenerazione della democrazia. Diversamente da quanto voi pensate, la capocrazia non è la sublimazione della democrazia.
È la democrazia che si ammala. Per voi comandare e governare sono la stessa cosa.
Ma non è così: la democrazia cesaristica, in quanto intrinsecamente plebiscitaria, non è compatibile con i principi basilari della Costituzione italiana. La democrazia pluralistica e costituzionale è cosa ben diversa da un regime di strapotere della maggioranza e del presidente del consiglio. Per molti versi è il suo opposto.Incompatibile con i principi della nostra Costituzione è anche la lesione surrettizia delle prerogative del Presidente della Repubblica che deriva dall’obbligo, previsto nel disegno di legge, di indicare prima del voto il candidato alla Presidenza del Consiglio. Dev’essere chiaro: non è accettabile realizzare un sistema di “premierato di fatto” tramite una legge ordinaria non assoggettabile a referendum preventivo.E a maggior ragione non è accettabile che si ricorra al “premierato di fatto” perché si ha paura di realizzare il premierato di diritto nell’unico modo legittimo: ovvero tramite una legge di revisione costituzionale. Una legge costituzionale che, come è successo alla Riforma Nordio, dovrebbe passare dal vaglio popolare. E che, come la Riforma Nordio, sarebbe bocciata dagli italiani. Questo lo sappiamo noi e anche voi. E questo spiega le vostre azioni di oggi. Allo stesso modo non è accettabile che si utilizzi una legge ordinaria per aprire una crepa nella forma di governo parlamentare che sta al cuore della nostra Costituzione.
Non si può, con una legge ordinaria, compromettere l’equilibrio di forza e di potere tra Parlamento, Presidente della Repubblica e Governo su cui la nostra Costituzione si fonda.
Questi aggiramenti della Costituzione sono deleteri. Queste scorciatoie furbastre non si possono e non si devono imboccare. Il terzo problema di merito concerne la decisione di mortificare pesantemente il Parlamento e il poteredegli elettori di scegliere i propri rappresentanti nelle due camere. Lo avete fatto prevedendo liste bloccate al cento per cento, come ventuno anni fa avvenne con la legge 270, il famigerato Porcellum. In questo senso il Melonellum è un Porcellum 2.0. E se anche in quest’aula passasse l’emendamento Lisei sulle finte preferenze – una presa in giro che avremo modo di smascherare nel prosieguo del dibattito – la sostanza cambierebbe assai poco: il Parlamento sarebbe comunque composto all’80% di nominati, e il Melonellum invece che un Porcellum 2.0 sarebbe un Porcellinum. Avete paura della volontà popolare. Questa è la verità.
C’è poi il tema dell’articolo 57 della Costituzione che impone che il Senato sia eletto a base regionale. Si può dare un premio nazionale al Senato rispettando questo articolo? È molto dubbio che sia legittimo. E soprattutto si può, rispettando quell’articolo della Costituzione, distribuire quel premio tramite listoni occulti nazionali senza che vi sia nessun aggancio con i voti espressi nelle singole regioni? Certamente non si può. Ma voi siete andati avanti lo stesso. E questa è un’ulteriore prova di arroganza.E infine: nella nostra Costituzione, piaccia o non piaccia, esiste ancora il bicameralismo paritario. Due camere con gli stessi poteri sono elette nello stesso giorno dallo stesso corpo elettorale. Ma ciò avviene attraverso due elezioni a tutti gli effetti autonome, distinte e indipendenti. A tal proposito la domanda che sorge spontanea è la
seguente: si può, a Costituzione invariata, prevedere, come voi fate, che vi siano casi in cui la formazione del Senato dipende dal risultato della Camera o viceversa? Che ciò non si possa fare a noi pare evidente. Molti altri sono i punti critici del provvedimento che non ho il tempo di esaminare in questo intervento. Le annotazioni fin qui fatte sono tuttavia sufficienti per comprendere che il Melonellum ferisce gli equilibri costituzionali. È una proposta di legge allo stesso tempo pericolosa, incoerente e sgangherata. Merita pertanto di finire su un binario morto, per il bene della nostra democrazia.Per questo il gruppo del Pd, sebbene con la triste certezza che anche stavolta non ci darete ascolto, voterà a favore della presente questione pregiudiziale.