Signora Presidente, ringrazio per la presenza la rappresentante del Governo, che ha seguito tutti i lavori su questo provvedimento in Commissione.

Il disegno di legge di conversione del cosiddetto decreto-legge elezioni contiene una scelta infelice (la definirei così), una scelta molto grave, che dà un pugno in faccia a 5 milioni di cittadini italiani che, per ragioni di studio, di lavoro o di salute, si trovano lontani dal proprio luogo di residenza e che non potranno esercitare il diritto di voto, come invece è stato possibile nelle elezioni europee del 2024 e come è stato possibile in occasione dei referendum sui temi del lavoro nel 2025.

È una scelta grave perché ha questo contenuto, ma anche per le spiegazioni, anzi per le mancate spiegazioni, che la maggioranza e il Governo hanno fornito durante il dibattito in Commissione e anche oggi, durante la discussione in Assemblea, sul perché si arriva a fare questo vero e proprio furto di democrazia, questo tradimento dei diritti civili di così tanti italiani. Vorrei soffermarmi un attimo proprio sulla narrativa governativa delle motivazioni per cui non si organizza la votazione per i fuorisede in questo turno elettorale, che – voglio precisarlo – è, tra tutti gli ultimi, il più importante, perché è un referendum costituzionale; sarebbe giusto porsi il problema del diritto di voto dei fuorisede sempre, ma tanto più dovremmo porci questo problema quando si parla di una consultazione elettorale che chiede al popolo italiano di respingere o di confermare una riforma che stravolge una parte importante della nostra Costituzione, quella sull’ordinamento giudiziario, e che modifica sette articoli della nostra Costituzione. Le motivazioni che sono state portate nel dibattito strappano un sorriso, spingono quasi a non credere a quello che le nostre orecchie sentono.

Si è detto che questo è stato un atto tecnico obbligato.

Ma quale atto tecnico obbligato? Questa è stata una scelta politica profondamente meditata. Voi avete deciso che queste persone non dovevano votare e avete fatto tutto il possibile perché non votassero.

Si dice che, con il referendum convocato per il 22 e 23 marzo, non c’è il tempo per gli adempimenti tecnici. E chi ha deciso che il referendum si tenesse il 22 e il 23 marzo e non il 29 marzo o dieci giorni dopo, come si sarebbe potuto perfettamente fare? L’ha deciso il destino cinico e baro? È una scelta che ci è piovuta dal cielo? No, è stata una scelta politica e se aveste potuto, se non ci fossero state la raccolta di firme e la mobilitazione di oltre mezzo milione di cittadini, avreste imposto la data del 1° marzo per il referendum. Lo avete dichiarato fino alla noia. Pertanto, la spiegazione per cui non ci sono i tempi tecnici non regge, perché la scelta di fare il referendum il 22 marzo è politica.

Non regge, poi, per un’altra ragione che voglio dire con molta franchezza e anche con un certo vigore. Voi del centrodestra siete la maggioranza, la parte politica, e il Governo ad aver fatto più decreti-legge nella storia recente di questo Paese. Credo che siamo a oltre 120 decreti-legge da quando è iniziato il mandato del Governo Meloni. Ripeto: oltre 120. Avete decretato su tutto: sulle emergenze vere e su quelle false, più su quelle false che su quelle vere. Potevate inserire nel decreto-legge la norma sui fuorisede. Quando un problema vi va di risolverlo e lo ritenete importante, non esitate a ricorrere allo strumento del decreto-legge. (Applausi). In questo caso non vi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello. Il decreto-legge che convertiamo è del 27 dicembre, se non vado errato, e perché nel testo originario del decreto-legge non c’è la norma sui fuorisede? Perché fin dall’inizio c’era il progetto di escludere questi italiani dal diritto di voto.

Ho sentito poi un’altra spiegazione che, dal punto di vista del carattere provocatorio, le batte tutte. Si è detto che ci vuole una legge, ma come mai non c’è una legge sul diritto di voto ai fuorisede in questo Paese? Per colpa del destino cinico e baro, per una sfortuna enorme, perché è successo qualcosa che ha fatto arrivare un asteroide sull’Italia? No, in Italia una legge sul diritto di voto dei fuorisede, 5 milioni di persone che per studio, lavoro o salute sono lontane dal loro luogo di residenza, non c’è perché c’è un ostruzionismo insistito e sfacciato della destra contro tutte le iniziative per approvare questa legge. Smettete di prendere in giro i cittadini con spiegazioni false che non stanno in piedi.

Le motivazioni sono veramente non sostenibili. Io preferirei, anzi non preferirei perché quello che preferisco io conta poco, ma al posto vostro starei in silenzio: abbiamo deciso così ed è così. Infatti, se solo cominciate a spiegare perché lo avete deciso, peggiorate la situazione e anche la vostra reputazione presso questa fascia di elettorato italiano che avrebbe tutto il diritto di essere agevolata nell’esercizio del diritto di voto. Sappiamo chi sono queste persone: persone che spesso non hanno i soldi per affrontare i costi del rientro nel luogo di residenza, le più deboli e in gran parte residenti e concentrate nel Mezzogiorno. È proprio brutto quello che voi avete deciso.

Mi sia consentita un’ultima osservazione. Questa decisione merita di essere criticata aspramente perché arriva in un momento nel quale si fanno tanti dibattiti sulla crescita dell’astensionismo, in questo Paese e non solo. Veniamo da elezioni politiche, le ultime, in cui c’è stato un crollo dell’affluenza di 9 punti e si è arrivati al 64 per cento; veniamo da elezioni regionali in cui non si è raggiunto il 50 per cento e da elezioni comunali in cui a malapena si è recato alle urne un avente diritto su due.

In un contesto del genere, il messaggio che la maggioranza del Parlamento manda agli italiani è che, invece di favorire l’esercizio del diritto di voto, invece di fare tutto il possibile per agevolare l’esercizio del diritto di voto, si fa tutto il possibile, con vari stratagemmi e con molti pretesti, per ostacolarlo. Questa non è una cosa accettabile ed è una cosa abbastanza vergognosa.