Ora che la nuova legge elettorale, il cosiddetto Melonellum, è stata approvata alla Camera, giova ricordare gli elementi essenziali della questione: mentre le famiglie e le imprese italiane sono colpite dal caro-bollette, dall’aumento dei prezzi di carburanti e generi alimentari, da un notevole aumento dell’insicurezza e da crescenti difficoltà di accesso alla sanità pubblica, nelle ultime settimane il primo obiettivo della maggioranza in carica è diventato la modifica del sistema di formazione del Parlamento.
Una modifica che nasce dalla paura di perdere il potere.
Una modifica portata avanti con scorrettezze e forzature unilaterali a poca distanza dalle elezioni e al solo scopo di danneggiare gli avversari.
Come se non bastasse l’indecenza dello stravolgimento strumentale e a senso unico di fondamentali regole del gioco, a screditare ulteriormente questo provvedimento messo in campo con protervia antidemocratica dal centrodestra concorre il fatto che sulle sue disposizioni gravano almeno cinque pesanti sospetti di incostituzionalità: a) l’elezione di tutti i parlamentari tramite liste bloccate, con conseguente azzeramento della libertà di scelta dei cittadini; b) l’attribuzione di un premio abnorme alla coalizione più votata che consegua almeno il 42% dei suffragi; c) l’introduzione surrettizia, per legge ordinaria, di elementi di premierato che indeboliscono le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica; d) l’utilizzo, in violazione dell’articolo 57 della Costituzione, di un listone nazionale di supernominati come strumento di assegnazione del suddetto premio al Senato; e) la possibilità, creata da un’assurda norma anti-frammentazione inserita all’ultimo momento, che a conquistare il premio non sia la coalizione che ha ottenuto il maggior numero di consensi.
Contro questa porcheria di metodo e di sostanza, prima ancora che inizi la trattazione del ddl a Palazzo Madama, è necessario avviare una mobilitazione sociale a tutto campo, simile a quella promossa in occasione del referendum costituzionale sull’assalto all’indipendenza della magistratura.
Il Melonellum produce, per vie diverse, uno scardinamento degli equilibri democratici e costituzionali non meno grave di quello tentato dal governo con la Riforma Nordio.