Giorgia Meloni propugna un modello di democrazia in cui al centro della scena politica c’è un capo che dispone di un’investitura popolare e che in forza di questa investitura si ritiene in diritto di comandare, calpestando a proprio piacimento minoranze e organi di contrappeso e garanzia. È il modello di democrazia prediletto da Trump e Orban, la democrazia autoritaria e illiberale: votando, il popolo firma una cambiale in bianco quinquennale a un capo. Il Melonellum, la legge elettorale proposta dalla destra, serve ad andare verso questo modello. Tutte le sue disposizioni principali e maggiormente criticate sono funzionali a questo obiettivo ideologico.
La democrazia costituzionale e liberale, vale a dire il modello di democrazia disegnato dalla Costituzione antifascista che i padri e i nonni politici della Meloni hanno sempre disprezzato e disconosciuto, e che Fratelli d’Italia ha cercato in vari modi di lesionare, funziona in un’altra maniera: in un sistema di democrazia liberale e costituzionale il popolo elegge non un capo che comanda ma un Parlamento che rappresenta i cittadini elettori e che dà la fiducia a un governo che esercita il potere esecutivo rispettando le minoranze e gli organi di contrappeso e garanzia: un governo che governa, non un governo che spadroneggia perché dispone di un potere eccessivo e quasi illimitato. La democrazia autoritaria porta a un grande squilibrio tra i poteri dello Stato. La democrazia costituzionale ha come fondamento l’equilibrio e la collaborazione tra questi poteri.
Tra i due modelli c’è un’enorme differenza.